Visualizzazione post con etichetta tradizioni Giapponesi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tradizioni Giapponesi. Mostra tutti i post

lunedì 13 ottobre 2014

Momiji-gari: anche l'autunno in Giappone diventa festa!

L'autunno è arrivato. Le giornate si accorciano, le temperature scendono, spesso piove. Nemmeno il tempo di pensarci e sarà Natale. E magari inizieremo ad organizzarci per partire per il viaggio dei nostri sogni, quello che ci porterà ad ammirare i ciliegi in fiore dall'altra parte del mondo, per poter dire anche noi di aver fatto Hanami.
Ma il Giappone è ricco di sorprese! I suoi abitanti infatti hanno da sempre una vera e propria passione per la contemplazione della natura e le sue manifestazioni: dallo splendore dei fiori alla freschezza dell’acqua, dalle montagne impervie alle ampie pianure. Osservando la natura tutto può acquistare un significato, perchè, anche se breve, la vita è una e va vissuta appieno e con gusto, esattamente come si può ammirare un bel fiore, anche se il giorno dopo sarà appassito.
Anche l’autunno perciò ha una sua ragione d'essere: la natura, pur preparandosi a "morire", è degna di essere osservata. Anche perchè nel buddismo, la morte è speranza di rinascita. Sia per questo sia perché anche l’autunno offre piccoli capolavori di bellezza, come la primavera ha il suo hanami, così l’autunno porta i giapponesi a spostarsi fuori città, nei boschi e sulle montagne per fare il cosiddetto Momijigari.
La parola Momijigari significa letteralmente “caccia all’acero giapponese”: infatti Momiji significa acero (ma anche più in generale tutte le foglie autunnali, giacchè l'etimologia della parola "momiji" risale all'antico termine "momizu", che significa "tingere di rosso"), mentre "gari" deriva dal verbo "karu" che vuol dire "cacciare". Ovviamente non si da la caccia alle foglie per raccoglierle, ma si va a "caccia" degli alberi che si sono tinti di rosso semplicemente per godere del magnifico spettacolo che offrono.
Mentre l’hanami sembra essere nato in campagna e nei villaggi rurali per celebrare l'arrivo della bella stagione e come rito propiziatorio per un buon raccolto, il Momijigari è un rituale antico dalle origini aristocratiche. Si narra infatti che nell'era Heian (VIII-XII sec. d.C.) si diffuse fra i nobili come passatempo: ci si ritrovava sotto gli aceri per suonare, cantare o recitare poesie d’amore, cercando ispirazione nella contemplazione delle foglie tinte di rosso. Più tardi, nel periodo Edo (1603 – 1867), questa usanza si diffuse anche fra le gente comune, arrivando intatta fino ai giorni nostri.
Quindi in questo periodo i giapponesi si recano in massa a contemplare il Momiji, il cui nome scientifico è Acer Japonicum; si tratta di un albero della famiglia degli aceri, più piccolo rispetto a quello canadese e con foglie più strette ed affusolate che hanno la caratteristica di tinteggiarsi con molteplici sfumature: da infinite varietà di verde (da quello più tenue e vellutato al verde smeraldino, più intenso) a numerose tonalità di giallo e rosso passando per tutta la gamma degli arancioni. Durante questo sfavillante trionfo di colori si creano scenari splendidi sia in città che in montagna. E così come i fiori di ciliegio, anche le foglie di momiji al culmine della loro bellezza durano solo pochi giorni.
L'evento inizia nell'isola di Hokkaido a partire dalla fine di settembre e poi tocca tutto il paese, per concludersi solitamente all'inizio di dicembre, quando le foglie cadono completamente. Questo spostamento della colorazione dei momiji, che attraversa l’intero Giappone da nord a sud, è chiamato koyo-zensen, letteralmente “previsione delle tinte autunnali”. Ogni sera, come per le previsioni meteo, i telegiornali forniscono un rapporto sullo stato dei momiji, con tanto di mappe dettagliate che mostrano il grado di colorazione raggiunto e le percentuali in ogni singola area. In questo modo si possono organizzare e pianificare meglio gite e scampagnate. Per i più tecnologici l'Ente Nazionale del Turismo pubblica sul proprio sito un calendario che permette di organizzare gli spostamenti nei periodi giusti e fornisce una Guida ai colori dell'autunno, in cui spiega quali alberi cambiano colore, dove e quando.

In Hokkaido è raccomandato il Parco Nazionale Daisetsuzan: nel più grande parco naturale del Giappone che si trova in corrispondenza dei monti centrali dell’isola di Hokkaido, all'inizio della stagione (da metà a fine settembre) i colori spettacolari dei momiji possono essere goduti facendo trekking in alta quota intorno al Monte Asahidake o presso le Kogen Onsen. Più avanti nella stagione (dall'inizio alla metà di ottobre), lo spettacolo si estende anche a quote più basse, come ad esempio intorno al Sounkyo.
Nella regione del Tohoku invece è particolarmente raccomandata la zona intorno alle montagne Hachimantai, presso le Tamagawa Onsen e le Nyuto Onsen.
Ma anche la capitale può fornire ottimi scorci! Il più gettonato è il giardino Rikugien, costruito intorno al 1700 per il quinto Shogun Tokugawa; il suo nome significa letteralmente "giardino delle sei poesie" e al suo interno sono riprodotte in miniatura 88 scene di famose poesie. Nel momento della massima colorazione sono installate illuminazioni speciali.
Se volete invece spostarvi intorno alla capitale, dai primi di ottobre a metà novembre non perdete la regione dell'Okunikko, con il Lago Chuzenji e le Yumoto Onsen e la città di Nikko.
Ma sembra che sia la regione del Kansai a detenere il primato dei paesaggi migliori!
A Kyoto si può scegliere fra diversi siti a seconda del mese.
Nella seconda metà di novembre il migliore è il Tempio Tofukuji, vicino al più famoso Fushimi Inari. Le vedute dal Ponte Tsutenkyo sono particolarmente impressionanti e il tempio diventa molto affollato.
Da fine novembre ai primi di dicembre da non perdere è il quartiere Arashiyama alla periferia di Kyoto. Le montagne boscose sullo sfondo e gli alberi intorno ai templi della zona creano scorci di incomparabile bellezza.
E non poteva mancare il Kiyomizudera, forse IL tempio di Kyoto, ritratto in mille foto e bellissimo in ogni stagione!
Infine nel Giappone Centrale è raccomandata la valle Korankei nei pressi di Nagoya dove da metà a fine novembre centinaia di aceri si accendono di rosso lungo il fiume e nelle passeggiate intorno al Monte Iimori. Vari stand gastronomici donano una piacevole atmosfera di festa.

Seppur meno famoso dell' hanami, il Momijigari è un tratto distintivo della cultura giapponese che accomuna cittadini di ogni estrazione sociale. Le foglie rosse degli aceri sono evocate nelle più antiche raccolte poetiche come ad esempio il Manyoshu, la più antica antologia poetica giapponese che contiene circa 4.500 poesie e canti popolari, la maggior parte anonima.
Delle foglie degli aceri si parla anche nel Genji Monogatari ('Racconto di Genji'), nel capitolo dal titolo Momijinoga ('La festa delle foglie rosse').
Gli appassionati di poesia possono risalire fino ai tanka (poemi di 31 sillabe) del VII secolo per trovare dei riferimenti mentre chi frequenta il teatro, sia il No sia il Kabuki, può assistere alla rappresentazione di un dramma tradizionale intitolato Momijigari.
Nelle stazioni ferroviarie compaiono confezioni regalo di dolcetti ispirati al momiji e sacchetti di foglie di acero fritte.
Ebbene sì, non avete capito male: con le foglie di acero si fa un'ottima (o almeno così dicono) tempura! Pare che questo piatto sia nato addirittura 1.300 anni fa, quando un pellegrino preso dalla bellezza degli aceri della cascata Minootaki (vicino ad Osaka) decise di friggere alcune foglie nell'olio di colza e di condividerle con altri viaggiatori.
Dal 1910, in concomitanza com l'apertura di una stazione ferroviaria e di un parco vicino a Minootaki, ci fu un aumento del numero di turisti, molti dei quali affamati e ovviamente in cerca di souvenir. Quindi la tempura di acero iniziò ad essere venduta nei negozi lungo il sentiero che conduce alla cascata e la tradizione continua ancora oggi.
Solitamente si usa la varietà gialla chiamata Ichigyouji: si scelgono le foglie con la forma migliore, si lavano e si lasciano immerse in acqua e sale per circa un anno prima di essere fritte in olio di sesamo zuccherato. La panatura tende ad essere un po' più secca rispetto alla tempura standard e questo le rende perfette come spuntino.
Quindi? Ciliegi o aceri? Primavera o autunno? A voi la scelta!
Autore: Hachi194

Fonti consultate:
www.laterradeikami.com
www.nuok.it
www.hanabitemple.forumfree.it
www.giappone.cc

www.animemangaofficial.forumfree.it
www.paolocalvino.blogspot.it
www.en.rocketnews24.com
  

venerdì 26 settembre 2014

Dal folklore nipponico la leggenda della Kitsune

Mukashimukashi (C'era una volta) un giovane uomo di nome Ono. Un giorno egli incontrò una bellissima signora nei pressi di una vasta palude. Fu amore a prima vista per entrambi e ben presto divennero amanti. Un anno dopo decisero di sposarsi e iniziarono a vivere insieme felici e innamorati.
Dopo qualche anno la donna rimase incinta e diede alla luce un bellissimo bambino, proprio lo stesso giorno in cui anche il cane della coppia mise al mondo il suo cucciolo. Col trascorrere del tempo però iniziò ad accadere un fatto strano: ogni volta che la moglie di Ono tentava di avvicinarsi al cucciolo questi iniziava ad abbaiare e a ringhiare furiosamente. La cosa non migliorò affatto con il crescere della bestiola e perciò la donna cominciò ad evitare il cane ed era sempre molto tesa quando lo sapeva nelle vicinanze.
Un giorno, nonostante le precauzioni prese, il cane aggredì violentemente la donna che cercò di fuggire dall'animale correndo disperatamente. Messa però alle strette in un angolo dovette svelare la sua vera natura e si trasformò in una volpe, in modo da spaventare il cane e farlo allontanare.
Quando si avvide che il marito aveva assistito alla scena, fu presa dal panico, scavalcò la recinzione e cercò di fuggire.
Mentre stava scappando, Ono la chiamò dicendole:
"Potrai anche essere una volpe, ma io ti amo ancora e il mio cuore sarà tuo per sempre. Io voglio continuare a vivere con te e ogni volta che vorrai tornare a casa, sarai sempre la benvenuta".
Quella notte la donna tornò a casa dal marito e dal figlio e così fece la notte seguente e quella dopo e quella dopo ancora e così per il resto dei suoi giorni. Dormiva serena fra le sue braccia e vissero così felici e contenti.
Da quel giorno in poi, la volpe è stata chiamata Kitsune, perché "Kitsu-ne" vuol dire arrivare e dormire, mentre "ki-Tsune" significa sempre.

Fonte consultata:
www.japanloverme.com 

giovedì 26 giugno 2014

Dal follklore nipponico la leggenda della Yuki Onna

C'era una volta un bel giovane che si chiamava Minokichi. Era in viaggio insieme al suo padrone, quando furono sorpresi da una tremenda tempesta di neve. I fiocchi cadevano così fitti e loro erano così stanchi che decisero di rifugiarsi in una vecchia capanna abbandonata e passarvi la notte.
Ad un certo punto, Minokichi fu svegliato da una fortissima folata di vento gelido che sferzò la capanna; aprendo gli occhi, vide all'interno della casupola una bellissima giovane donna, dai lunghi capelli neri e dalla pelle candida come la neve, avvolta in un bianco kimono fluttuante. Era china sul suo padrone e il suo bel viso era ad un centimetro di distanza da quello dell'uomo e sembrava che gli soffiasse in bocca un alito gelido.
Poi la donna si avvicinò a Minokichi, come galleggiando nell'aria, con un'espressione fredda, terrificante e mortale sul suo volto, ma quando si avvide del bel viso del giovane, i suoi lineamenti si ammorbidirono un po'. Lei lo fissò per qualche istante, dopo di che gli disse:
"Io ti risparmierò la vita, ma tu mi devi promettere che non parlerai mai a nessuno di quello che hai visto questa notte, o farai la stessa fine del tuo padrone!".
Minokichi, terrorizzato e confuso, promise solennemente, quindi cadde privo di sensi. Quando si svegliò il giorno dopo, trovò il suo padrone morto e freddo. Minokichi si trasferì così in una città vicina, per continuare la sua vita e cercò in tutti i modi di dimenticare quella terribile notte.
Alcuni anni dopo, il giovane conobbe una bellissima fanciulla di nome Oyuki; i due diventarono amici, poi si innamorarono e decisero di sposarsi e metter su famiglia. Ebbero dei figli belli e intelligenti, ma nonostante il tempo passasse, Oyuki continuava a restare giovane e incantevole.
Una notte, mentre i bambini dormivano, Minokichi, che si era reso conto di questo fatto strano e insolito, la guardò in viso e pur amandola più di ogni altra cosa al mondo, le disse:
"Mia bella Oyuki, tu mi ricordi un episodio che mi è successo molto tempo fa. Ero in viaggio con il mio maestro quando siamo stati attaccati da una splendida signora che con il suo gelido respiro uccise il mio padrone. Era molto terrificante, ma il tuo viso assomiglia alla sua bellezza soprannaturale".
A quelle parole Oyuki si alzò e si librò in aria, con il bel viso rigato di lacrime e deformato dalla rabbia e gli gridò:
"Quella donna ero io! Hai infranto la promessa! Dovrei ucciderti, ma non posso farlo perchè ci sono i nostri figli. Però non posso più stare con te. Prenditi cura dei nostri bambini".
Detto questo, Oyuki, la Yuki Onna, la Signora delle Nevi, scomparve e non si fece mai più vedere.
State attenti quindi a non infrangere mai una promessa......

Fonte consultata:
www.japanlover.me 

domenica 25 maggio 2014

Hachiko: la vera storia del cane più amato del Giappone

Molti di voi conosceranno già questa storia ma magari non tutti la sanno nei dettagli, o magari hanno visto solo i film che ne parlano e comunque è una storia talmente bella che vale la pena ricordarla di tanto in tanto.
Hachi nacque il 10 novembre 1923 a Odate (Prefettura di Akita, da cui il nome della razza a cui apparteneva) in una fattoria. Quando aveva due mesi venne adottato dal professore Hidesaburo Ueno, che insegnava presso il dipartimento agricolo dell'Università Imperiale di Tokyo, ma che viveva a Shibuya. Perciò il Professor Ueno era costretto a fare il pendolare per lavoro (eh sì negli anni Venti c'erano già i pendolari!) e tutte le mattine prendeva il treno dalla stazione di Shibuya per recarsi all'università. Hachi (che in giapponese vuol dire "otto", numero considerato portafortuna) accompagnava il suo padrone tutte le mattine e aveva imparato a tornare in stazione esattamente all'ora in cui il professore rientrava a casa.
Purtroppo il 21 maggio 1925 Ueno morì improvvisamente, stroncato da un ictus mentre era all'università, durante una lezione. Hachi (che molti chiamavano Hachiko, aggiungendo il suffiso -ko come vezzeggiativo) si presentò anche quel giorno alle 17 e aspettò invano il suo ritorno. Nonostante ciò, il giorno dopo si ripresentò di nuovo alle cinque e così per tutti i giorni successivi. Ovviamente dopo un po' il capostazione di Shibuya e i numerosi pendolari che transitavano quotidianamente da quelle parti si accorsero di lui e iniziarono a prendersene cura, dandogli cibo e riparo nei giorni più freddi.
La voce si sparse in fretta e molte persone iniziarono ad andare apposta a Shibuya per vederlo e coccolarlo; il cane continuò tutti i giorni a recarsi in stazione nella speranza che prima o poi il suo padrone si sarebbe presentato, fino a che l'8 marzo 1934 non morì. Fu ritrovato in una strada di Shibuya e naturalmente la sua morte scosse la comunità nipponica tanto che la notizia finì su tutte le prime pagine dei giornali e fu dichiarato un giorno di lutto nazionale per ricordare il suo amore incondizionato e la sua fedeltà verso il suo padone, concetti tanto cari al popolo giapponese.
In suo onore lo scultore Teru Ando realizzò una statua in bronzo con le sue fattezze, che fu posta nel punto esatto in cui Hachiko aspettava il suo padrone. Purtroppo durante la Seconda Guerra Mondiale la continua ricerca di metallo per costruire le armi non risparmiò neppure la statua di Hachiko che venne così fusa; ma nel 1948 Takeshi Ando, figlio dello scultore Tero, ne costruì una nuova che venne posata nello stesso punto della precedente ed è quella che possiamo ammirare ancora oggi e che è diventata un punto di riferimento e di ritrovo per tutti gli abitanti di Tokyo. Un'altra statua fu eretta anche a Odate, la città in cui il cane era nato.
Mentre alcune sue ossa sono state sepolte nel cimitero di Aoyama, accanto alla tomba del suo padrone, il corpo di Hachiko è stato imbalsamato e si può vedere ancora oggi esposto al Museo Nazionale di Natura e Scienza, situato a nord-ovest della stazione di Shibuya. L'aver conservato le sue spoglie ha permesso nel 2011 di scoprire che la causa della morte di Hachiko non fu uno spiedino di pollo che gli perforò lo stomaco, come si era creduto per anni, bensì un cancro ai polmoni che gli aveva danneggiato anche il cuore. Grazie a sofisticate analisi come la risonanza magnetica, gli scienziati dell'Università di Tokyo hanno potuto analizzare i suoi organi interni, trovando enormi masse tumorali.
Nonostante siano passati molti anni, grande è l'affetto che i Giapponesi hanno per Hachiko: l'8 di aprile è dedicato alla sua memoria e viene organizzata una cerimonia a cui partecipano moltissimi amanti dei cani che portano omaggi alla statua per celebrare la sua lealtà e la sua devozione.
Nel 1994 la CBN (Culture Broadcasting Network) trovò una vecchia registrazione in cui si sentiva Hachiko abbaiare e la sua messa in onda in radio fu ascoltata da milioni di persone.
Ovviamente non poteva mancare anche un film sulla sua vita: "Hachiko Monogatari", del 1987 diretto da Seijirô Kôyama e il suo remake americano "Hachiko - Il tuo migliore amico", diretto dal regista svedese Lasse Hallström e interpretato da Richard Gere e Joan Allen.
Innumerevoli i riferimenti alla sua storia in anime e manga: da One Piece a Ghost Sweeper Mikami, da Nana a Sampei, da City Hunter, da Super gals ragazze alla moda a Great Teacher Onizuka.
E voi, ne ricordate altre?

Fonti consultate:
wikipedia
alterpensiero altervista
oubliette magazine

http://www.animeclick.it/news/38890-hachiko-la-vera-storia-del-cane-piu-amato-del-giappone
Autore: Hachi194 

domenica 9 marzo 2014

Dal flolklore nipponico la leggenda della donna con due bocche

La leggenda della Futakuchi-Onna o la donna con due bocche
Dubitate di una donna dal volto angelico che mangia come un uccellino: potrebbe essere una futakuchi-onna e nascondere nella parte posteriore della testa una seconda bocca grande e molto famelica che divora tutto quello che le capita a tiro!
Sembra che il primo ad averla avvistata sia stato tanti e tanti anni fa un uomo molto avaro che aveva sposato una bella, mite e innocente signora. L'uomo era molto contento perché la moglie mangiava davvero poco ed era convinto di aver fatto un vero affare. Ma ad un certo punto si accorse che le provviste nella dispensa diminuivano troppo rispetto al loro consumo. Così una notte si appostò in cucina per beccare in flagrante il ladro ma quello che vide fu una bocca enorme provvista di denti e lingua aprirsi nella testa della moglie e i suoi capelli spazzolare il cibo muovendosi come tentacoli! Terrorizzato, l'avaro scappò via dalla sua casa e non fece mai più ritorno!

Fonte consultata:
www.japanlover.com

venerdì 14 febbraio 2014

Per festeggiare San Valentino la leggenda della lanterna di peonia

C'era una volta un giovane uomo di nome Saburo, figlio di una ricca famiglia di imprenditori e felicemente fidanzato con Otsuyu. Il loro amore era felice e puro, come un bel fiore di peonia. I due erano talmente innamorati che avevano deciso di sposarsi e passare il resto dello loro vita insieme. Ma Saburo cadde gravemente malato e per diversi mesi non poté uscire di casa. E siccome a quel tempo non esistevano né telefonini con cui scriversi messaggi né internet con cui chattare, a Saburo non restò che guarire il prima possibile per poter rivedere finalmente la sua amata.
Quando si sentì abbastanza in forze per uscire da casa, si precipitò a cercare Otsuyu, ma purtroppo lo attendeva una terribile notizia: la ragazza era morta durante il periodo in cui era stato malato. Saburo quasi impazzì per il dolore e quando arrivò la festività di Obon, pregò a lungo che l'anima della giovane venisse a fargli visita. Quella sera stessa, mentre tornava a casa, l'uomo incontrò sulla sua strada una bella signora con la sua cameriera che portava una lanterna a forma di peonia. Alla luce della lanterna, Saburo riconobbe nella bella signora la sua Otsuyu!! Corse verso di lei non credendo ai suoi occhi, ma prima che potesse parlare la donna iniziò a piangere riconoscendolo subito.
"Mi avevano detto che eri morto, mio caro Saburo. Affranta dal dolore, ho chiesto alla mia cameriera di accompagnarmi fuori città, invece ti ho ritrovato! Sono così felice!"
Saburo fu sopraffatto dalla gioia, baciò e abbracciò Otsuyu ed invitò le due donne a fermarsi a casa sua. Quella notte i due giovani dormirono assieme, l'uno nelle braccia dell'altro e così fecero per ogni notte successiva.
La cosa non passò inosservata e uno dei servi si incuriosì a tal punto che una notte si intrufolò nella camera del suo padrone per vedere chi fosse questo ospite, ma una tremenda sorpresa lo aspettava: disteso accanto a Saburo c'era uno scheletro, che si muoveva nel sonno come se stesse realmente dormendo!! Controllando la stanza a fianco, trovò un secondo scheletro, quello della cameriera, e due lanterne a forma di peonia. A quel punto il servo corse al tempio e riferì al sacerdote quello che aveva visto. La verità venne a galla: la zia di Saburo (che non vedeva di buon occhio la relazione fra i due giovani, perché la famiglia di Otsuyu era loro rivale in affari) aveva detto alla ragazza che Saburo era morto a causa della malattia. Otsuyu per lenire il dolore era davvero partita, ma durante il viaggio aveva avuto un incidente ed era morta.
Così il giorno successivo il sacerdote si recò a casa di Saburo e collocò dei talismani per tenere lontani i fantasmi della ragazza e della sua cameriera. Ogni notte Otsuyu arrivava davanti alla casa ma non potendo entrare, iniziava a chiamare disperatamente il suo amato. Saburo soffriva terribilmente perché si rendeva conto che in questo modo sarebbe stato nuovamente separato dalla sua amata e non voleva perderla di nuovo. Iniziò a rifiutarsi di mangiare e dormire e la sua salute andò così deteriorandosi che la sua famiglia e i suoi servi per paura che potesse morire di crepacuore decisero di chiedere al sacerdote di rimuovere i talismani dalla casa.
Quella notte la voce di Otsuyu non si sentì. Il giorno successivo, i servi trovarono Saburo morto disteso nel suo letto, abbracciato ad uno scheletro, ma con il volto sorridente in un'espressione di perfetta beatitudine.

Fonte consultata:
www.japanlover.com  
http://www.animeclick.it/news/38049-per-festeggiare-san-valentino-la-leggenda-della-lanterna-di-peonia

giovedì 3 marzo 2011

Tradizioni Giappone: Hina Matsuri, la Festa delle Bambole

In occasione della Hina-Matsuri, Festa delle Bambine, vengono preparate delle piattaforme, rivestite da un tappeto rosso, sulle quali vengono esposte bambole ornamentali decorate "alla moda" della corte del periodo Heian. In questo giorno è tradizione pregare per la crescita e la felicità delle bambine.
Si tratta della "Festa delle Bambole" (in cui "hina" sta per bambola, mentre "matsuri" per festa), anche nota come "Festa delle Bambine".
È l'analogo femminile dell'antica Tango no Sekku, o Festa dei Bambini, ma, a differenza di quest'ultima, non è una festività nazionale, anche se paradossalmente è molto più sentita tra la gente.
Oggi si celebra il 3 marzo, "il terzo giorno del terzo mese", mentre originariamente, secondo il calendario lunare, cadeva nella stagione della fioritura del pesco ed era conosciuta come Momo no Sekku, ossia "festival dei fiori di pesco".

STORIA E USANZE:
Questa celebrazione risale all'incirca alla metà del periodo Heian (794-1185), ed è nata dalla credenza che le bambole avessero il potere di contrastare gli spiriti maligni e le malattie. Essa trae le sue radici dall'antico cerimoniale dell' hina-nagashi, ovvero delle bambole galleggianti, durante il quale alcune bambole di paglia venivano poste su delle barchette per essere trasportate dalla corrente lungo il corso dei fiumi, con l'obiettivo di arrivare fino al mare e portare via con sé le energie negative accumulate durante l'anno, assicurando un futuro luminoso per le proprie figlie. In quasi tutte le località la tradizione è stata abbandonata per motivi pratici, difatti le bambole finivano per impigliarsi nelle reti dei pescatori, senza giungere destinazione, quindi non esaudendo le preghiere dei genitori per le loro bambine. Inoltre, dal periodo Edo (1603 - 1867), le bambole di paglia sono state gradualmente rimpiazzate da bambole di porcellana esposte sia nei templi che nelle abitazioni private. Solo a Mochigase, nella prefettura di Tottori, sopravvive l'antica usanza, intatta, senza variazioni sul tema: le imbarcazioni di paglia con bambole di carta vengono lasciate libere, in balia dei flutti del fiume Sendai, e si festeggia il 16 aprile secondo il calendario lunare.

Oggi, invece, a Kyoto, presso il tempio di Shimogamo (nel complesso di Kamo), si fanno"navigare" delle piccole barchette di paglia tondeggianti sui fiumi Takano e Kamo, ma, quando la folla dei grandi eventi si dirada, esse vengono ripescate per essere bruciate nel cortile del tempio. Spesso partecipano alla cerimonia le maiko e le coppie di sposini, per allontanare simbolicamente future sfortune. Anche, presso il tempio di Awashima, nella prefettura di Wakayama, c'è la tradizione delle bambole galleggianti, ma qui le bambole sono di porcellana e vengono poste in delle barche di legno, che vengono trasportate a spalla dai fedeli fino alla spiaggia e immesse direttamente in mare dopo una cerimonia propiziatoria. Infine, davanti agli spettatori, vengono ripescate e bruciate in un fuoco catartico.
Mentre a Yanagawa, nella prefettura di Fukuoka, vi è una particolare parata "galleggiante" sul fiume cittadino, con tanto di figuranti bambini, vestiti con costumi che rappresentano le tradizionali bambole di porcellana (vedi video a fondo pagina).Inoltre è molto famoso, anche a livello internazionale, il Festival delle Bambole di Katsuura, nella prefettura di Tokushima: qui vengono esposte migliaia di bambole d'epoca sia nel complesso del tempio sia su tutto il territorio cittadino (vedi il video a fondo pagina). Un altro luogo rinomato per le sue preziose esposizioni è Sagae, nella prefettura di YamagataInfine, in Italia, l'Istituto Giapponese di Cultura, patrocinato dall' Ambasciata del Giappone, celebra questa festività con il festival Il Giappone sei tu presso il Gabinetto Vieusseuxè a Firenze, esponendo una piattaforma con due set quasi completi di hina-ningyo.

LE BAMBOLE DI PORCELLANA: rappresentazione del matrimonio e dei valori familiariLe famiglie più tradizionaliste conservano da generazioni la propria collezione di bambole. Nel mese di febbraio si tengono delle mostre-mercato, dove è possibile comprare pezzi antichi e moderni, che condividono la stessa pregiata fattura artigianale, mentre nei grandi magazzini si possono trovare versioni più a buon mercato. Così, già con un mese in anticipo, le bambole vengono messe in mostra, per gioire a lungo della loro bellezza, ma, passata la festa, vengono subito messe via; non è un caso che la parola katazukeru (mettere via) significhi sposarsi, anche se scritta con ideogrammi differenti. Insomma le bambole vengono riposte velocemente in auspicio che la propria figlia venga "data via in sposa" agevolmente e non troppo avanti negli anni. Difatti le bambole vengono esposte solo quando vi siano in casa figlie femmine in giovane età, nubili. Le bambole hina-ningyō sono di porcellana e raffigurano l'imperatore, l'imperatrice, i membri e i musicisti della corte imperiale. La piattaforma (hina dan) sulla quale sono poste ha la forma di una scala con impostazione piramidale, che è composta solitamente da sette gradini, ricoperti da un tappeto rosso (dankake o hi-mōsen) che presenta una striscia arcobaleno alla base. Queste rappresentazioni servono ad esaltare i tradizionali ruoli dei due sessi all'interno della famiglia. Il decoro della società feudale è stato scelto per il suo impatto coreografico sulle menti dei bambini che, una volta adulti, dovranno riprodurre questo schema sociale, in primo luogo attraverso il matrimonio. La disposizione della rappresentazione e la dimensione delle bambole può variare, ma lo schema di base è fisso.

Il vertice è dominato dalla coppia imperiale (dairi-hina, letteralmente il "palazzo imperiale per la bambina"): l'imperatore (Odairi-sama) ha in mano uno scettro, mentre l'imperatrice (Ohina-sama) è raffigurata con un ventaglio. Di solito dietro le bambole imperiali sono posti due paravento dorati (byobu), inoltre possono aggiungersi vari elementi d'arredo tra i due soggetti, quali lampadari (bonbori), lanterne di carta o di seta, (conosciute come hibukuro), solitamente decorate con motivi di ciliegi in fiore, o tavolini imbanditi di accessori vari (sanbo kazari), e ancora vasi con finti rami di pesco (kuchibana).
Il secondo gradino accoglie tre cortigiane (san-nin kanjo), munite del necessario per servire il sake e di un tavolino imbandito con i dolci di stagione (hishi-mochi).
Sulla terza piattaforma sono posti cinque musici (gonin bayashi), di cui quattro suonatori (grande e piccolo tamburo, tamburello e flauto) e un cantante (utaikata).
Sul quarto ripiano campeggiano i due ministri (daijin), ovvero il ministro della destra (udaijin) e il ministro della sinistra (sadaijin), equipaggiati di arco e frecce: anche tra di essi sono posti dei tavolini imbanditi.
Il quinto gradino espone tre samurai protettori dell'imperatore e dall'imperatrice, che sono affiancati da un arancio (ukon no tachiban) e da un ciliegio (sakon no sakura).
Infine il sesto e il settimo ripiano ospitano miniature di mobili, attrezzi, carrozze e oggetti vari.

CIBO:
Il menù prevede l'hamaguri, un crostaceo bivalve, e la zuppa ushio-jiru, a basa di un tipo di vongola, la cui conchiglia rappresenta l'unità indissolubile degli sposi e in particolare la fedeltà, qualità ritenuta fondamentale per ogni donna.
Inoltre vengono serviti gli hishi-mochi, dei dolci di riso a forma di rombo, rosa, bianchi e verdi (il rosa, ma in alcune varianti il rosso, serve a scacciare gli spiriti maligni, il bianco rappresenta la purezza, mentre il verde la salute), e le hina-arare, palline di riso soffiato della stessa tinta tricolore, il tutto accompagnato dal sake dolce.
Ovviamente anche le bambole vengono invitate a banchettare.

Fonte:
http://www.animeclick.it/news/24913-tradizioni-giappone-hina-matsuri-la-festa-delle-bambole